“PER NON DIMENTICARE”, APPELLO ALLA LEGALITA’ ma anche critiche allo Stato
Folto pubblico e grande attenzione nei saloni di villa Cavriani. Il terzo appuntamento di “Per continuare a non dimenticare”, la manifestazione ideata dal comune di Mozzecane con la collaborazione del sindacato di polizia Co.i.s.p. e il patrocinio della Provincia di Verona e della Regione Veneto, ha incentrato il convegno sul tema “Le mafie dal 1979 ad oggi”. Come è consuetudine l’appuntamento si è dipanata ascoltando le diverse e spesso drammatiche testimonianze. All’incontro, quali ospiti, hanno contribuito: il questore di Padova Luigi Savina; Chiara Frazzetto figlia di Salvatore e sorella di Giacomo Frazzetto uccisi entrambi in un attentato mafioso; Tina Montinaro moglie del caposcorta del giudice Giovanni Falcone; Vincenzo e Augusta Agostino genitori dell’agente Antonio Agostino giustiziato assieme alla moglie Ida da killer della mafia; Luca Prioli segretario generale regionale del sindacato di polizia Co.i.s.p.
Il sindaco Tomas Piccini ha aperto la serata portando il saluto dell’Ammnistrazione comunale a tutti i presenti, alle autorità civili e militari. In prima fila tra gli ospiti il questore di Verona, Vincenzo Stingone e ufficiali delle varie Forze dell’ordine e Forze armate.
Il conduttore, Stefano Marina, dopo una introduzione generale sul tema ha presentato gli ospiti, che si sono alternati, invitandoli e raccontare le loro storie e a esprimere liberamente le loro sensazioni.
Dalle testimonianze dei due uomini servitori dello Stato, il dottor Luigi Savina e il poliziotto sindacalista, Luca Prioli, è emerso il loro forte attaccamento alle istituzioni e alla loro professione. Il questore Savina ha raccontato la sua esperienza a Palermo quando, tra il 1994 e 1997, allora dirigente della Squadra Mobile contribuì con i suoi uomini alla cattura di Giovanni Brusca, pericoloso mafioso latitante da anni, caduto nella rete dalle Forze dell’ordine nel maggio del 1996.
Il dottor Savina fra i veri argomenti affrontati ha espresso anche un giudizio sui collaboratori di giustizia e, pur con vari distinguo, ritiene che questi “pentiti” siano un’arma vincente per lo Stato soprattutto in merito alla lotta contro la mafia siciliana. Organizzazione che si presta di più ad essere bucata dal collaborazionismo conveniente per gli “uomini d’onore” che lo attuano, mentre tale modalità dà risultati scarsi con i malavitosi calabresi e napoletani per la diversa struttura cioè di tipo familistico quindi più impermeabile nei i vari livelli interni.
Luca Prioli, ricordando anche la sua esperienza, ha parlato della dura vita degli uomini delle scorte, dei rischi e dei sacrifici che questi agenti affrontano quotidianamente. Dalla parole del poliziotto sindacalista è emerso l’attaccamento alle istituzioni e il senso del dove che questo super esperto della protezione e gli altri colleghi dimostrano ogni giorno sul campo, anche a fronte di stipendi modesti.
Drammatico è stato il racconto della mamma dell’agente Antonio Agostino. La signora ha ripercorso quei giorni lontani ( agosto 1989) con una toccante intensità commovendo i presenti. Papà Vincenzo Agostino ha affermato che da anni chiede sia tolto il segreto di stato sulla vicenda del figlio; anche in questa occasione pubblica si è rivolto alle autorità in tal senso. Ma nonostante le varie suppliche nessuno l’ha ancora ascolato.
Decisa e coraggiosa la posizione di Chiara Frazzetto, unica sopravissuta della sua famiglia bersagliata dalla mafia, che sostiene a gran voce una maggior attenzione all’educazione alla legalità, valore trasmessole dal padre. La Frazzetto ha fatto riferimento alla guerra civile tra noi, gente civile, e loro, gente del male. La giovane signora ha condannato duramente la cultura dell’omertà.
Infine Tina Montinaro ha esternato tutta la sua amarezza dopo ben diciassette anni di lotte per difendere la memoria del marito Antonio, caposcorta del giudice Falcone. La Montinaro, con la sua consueta schiettezza, ha annunciato ufficialmente l’ intenzione di gettare la spugna perché vede l’impenetrabilità e la mancanza di risposte dello stato nei confronti suoi e dei figli.
Direttore Responsabile
Giuseppe Simoncelli

